Pap77’s Blog
Non un Diario, bensì un Best-iario dei miei pensieri…

Lettera a Il Resto del Carlino sul caso Curcio

Dopo aver letto su Il Resto del Carlino il resoconto fatto sulla conferenza tenuta da Renato Curcio il 17/01/2009 al centro sociale Oltrefrontiera, mi sono sentito in dovere di esprimere il mio disappunto, soprattutto dopo che la notizia è stata riportata e fraintesa da altre testate giornalistiche nazionali. Continuando la lettura si possono trovare la mail scritta alla redazione pesarese de Il Resto del Carlino e i link agli articoli delle altre testate giornalistiche.
Classico caso di Strumentalizzazione…

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/pesaro/2009/01/17/145110-tutto_liscio_alla_conferenza_curcio.shtml
http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_19/curcio_pensione_inps_43d72b00-e603-11dd-92d4-00144f02aabc.shtml
http://www.asca.it/news-TERRORISMO__GASPARRI__PENSIONE_A_CURCIO__STIA_ZITTO_CHE_E’_MEGLIO-803164-POL-1.html
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.2922311656

Alla redazione di Pesaro de il Resto del Carlino,

sono rimasto alquanto perplesso leggendo l’articolo apparso domenica sul vostro giornale riguardante la conferenza tenuta da Renato Curcio presso il centro sociale Oltrefrontiera. Io ero presente all’incontro e trovo veramente deprecabile l’atteggiamento da voi tenuto nell’occasione. Si è voluto montare un caso ad arte, girando intorno ad una frase detta rispondendo informalmente ad un partecipante prima ancora che la conferenza, sul delicato tema del mondo del lavoro e dell’immigrazione, fosse iniziata. Dal vostro giornale non è stata spesa una parola su quello che l’ex brigatista è venuto veramente a fare a Pesaro, avete voluto soltanto usare la circostanza per strumentalizzare politicamente l’evento gettando fango addosso a chi non schierato sulle vostre posizioni. Professionalmente parlando dovreste riflettere, visto che la notizia è stata ripresa da varie testate giornalistiche che hanno ancor più ricamato su quello che è successo, ovvero nulla. Con il vostro modo di fare giornalismo, ovvero discrezionale, superficiale e tendenzioso, non avete colpito solo l’ex brigatista ma avete cercato di farvi pubblicità anche sulla pelle delle vittime delle Brigate Rosse. Con il vostro comportamento, che oserei definire irresponsabile come minimo, avete alzano un polverone, una cortina fumogena difronte all’opinione pubblica che deve subire passivamente la realtà distorta da certi giornalisti. Giornalisti che nemmeno hanno il coraggio di firmare il proprio lavoro, preparando titoloni ad effetto che non contengono altro che menzogne. Giornalisti che attuano la filosofia che più la bugia è grossa più è credibile. Giornalsti pavidi che lanciano il sasso nascondendo velocemente la mano, forse perchè coscienti di essere nel torto. Sinceramente non si sentiva la necessità di una polemica così sterile su una delle pagina più buie della Storia Italiana, tirata in ballo solo a scopo propagandistico. Che Curcio in nemmeno 100 vite potrebbe ripagare le vittime della sua esperienza politica è un opinione che faccio mia e che penso sia indiscutibile dal punto di vista umano. Se per la Giustizia italiana, però, il suo debito è stato saldato, non capisco perchè non dovrebbe essere trattato come ogni altro cittadino. Volendo o no oggi Curcio è un intellettuale che gira l’Italia per vendere libri, come tanti altri scrittori. Screditarlo a priori senza ascoltare se quello che dice è degno di nota o no è un comportamento privo di senso e poco professionale. A Pesaro è stato trattato come un pezzo di carne da macello, appositamente frainteso per poter approfittare da parte vostra della presenza in città di una persona dal forte impatto mediatico. Così facendo non si fa il bene della collettività e, alla lunga, penso che non ne venga nulla di buono nemmeno per voi. La gente non è così stupida come credete e confidate. In questo modo prendete in giro persone che, come me, da tanti anni spendono dei soldi per comprare il vostro giornale. Godete di una fiducia nel territorio acquistata nel tempo, che per tanti anni vi ha visto come monopolisti, ma che continuando di questo passo si sgetolerà alla svelta visto che non si basa sulla buona qualità di come fate il vostro lavoro. Fino ad oggi pensavo che chi diffondesse il timore di una stretta autoritaria intorno ai mezzi di informazione esagerasse ma l’esperienza diretta in questa situazione mi fa riflettere e fa germogliare in me il seme del dubbio. Mi chiamo P. A., non appartengo a nessun gruppo armato, non sono iscritto a nessun partito, non frequento il centro sociale Oltrefrontiera e mi considero un buon padre di famiglia. Proprio per questo motivo mi sono sentito in dovere di manifestare il mio dissenso che probabilmente cadrà nel vuoto ma che è l’unica cosa in mio potere fare contro quella che per me è un’ingiustizia.

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