Pap77’s Blog
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La risposta de Il Resto del Carlino sul caso Curcio

Gentile lettore, mi chiamo R.D., faccio cronaca giudiziaria da vent’anni alla redazione di Pesaro de il Resto del Carlino ed ho seguito sabato scorso l’arrivo di Renato Curcio nel centro sociale di via Leoncavallo. Ho parlato con l’ex capo delle Br mentre stava vendendo con molta umiltà dei libri. Ho chiesto di poter fargli alcune domande. Mi ha risposto cortesemente ma a patto che non parlassimo del suo passato. Solo attualità. Nulla da obiettare. Commentando il suo essere un a tempo pieno malgrado i suoi capelli bianchi, Curcio con molta naturalezza ha spiegato che a 67 anni è cento giorni all’anno per la cooperativa Sensibili alle Foglie a vendere libri in giro per l’Italia perché non ha diritto ad una pensione. L’Inps non gli riconosce i contributi versati per il lavoro svolto durante la carcerazione e non gli riconosce il sussidio di povertà (la pensione sociale) perché ha una moglie con un reddito. Ha detto questo a quattro o cinque giornalisti presenti, oltre a Falcioni del centro sociale. Lo ha detto per farlo sapere e non sottoforma di confidenza. Il Carlino lo ha scritto perché Curcio non è un passante, un qualcuno che ciò che dice può non interessare la stragrande maggioranza dei lettori. Tutto quello che fa interessa, anche se i punti di vista di chi ascolta le sue opinioni possono essere mille. Aver riportato semplicemente le sue parole, lo ritiene un gesto denigratorio? Abbiamo gettato fango sulle vittime del terrorismo? Pensa che una persona col passato di Curcio non debba aver la di accennare a pensioni, stipendi, carovita che possano riguardarlo direttamente? Che il suo passato lo inchiodi sempre a quell’alea che ci viene facile immaginare, oppure lo spinga a volare perennemente alto o di lato senza guardare negli occhi la vita vera delle persone, compresa la propria? Poi lei ci accusa di non aver scritto alcunché sulla conferenza di Curcio. E’ vero, verissimo. Ma le chiedo se riconosce ad un giornale il diritto di scegliere di ciò occuparsi. Un libro sull’emigrazione, anzi una ricerca sociologica, non era né nuova né proponeva scenari inediti. Annunciata la conferenza e il tema di essa, con il tipo di ospite invitato, abbiamo ritenuto che fosse poi interesse dei lettori approfondire o meno quell’argomento partecipando all’incontro. Come ha fatto lei. Quel giorno a Pesaro c’erano cinque diversi appuntamenti di presentazioni di libri e non li abbiamo raccontati ma solo annunciati. Penso che la conferenza di via Leoncavallo, se non ci fosse stato Renato Curcio e dunque ciò che la sua storia ha significato, probabilmente avrebbe attirato meno persone ma posso anche sbagliarmi. Questa è la cronaca di quel pomeriggio. Noi per primi, dovremmo fare lo sforzo di non cercare sempre seconde letture di ciò che ci scorre sotto gli occhi. Riconosco che è più avvincente cercarle, ma quasi mai sono vere. Con stima, ad un lettore che è giusto avere.

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