Pap77’s Blog
Non un Diario, bensì un Best-iario dei miei pensieri…

Se n’è andata con la Luna piena

beppinoenglaro

Questa sera un uomo ha perso sua figlia e ha chiesto di restare solo. Nello stesso modo in cui negli ultimi 17 anni si è battuto contro lo Stato, senza strillare e sempre seguendo la via più tortuosa, quella più difficile, quella indicata dal loro Dio ai cristiani ma che non amano sentirselo ricordare preferendo sempre la strada più facile. Per molti quell’uomo oggi è il mostro, il padre che uccide la figlia con una crudeltà senza pari, lasciandola morire di fame e di sete tra atroci sofferenze. Eppure la verità non è questa, è molto più articolata e parte da molto lontano.

La storia di Beppino Englaro è fatta da una lunga serie di tormenti, passati tra aule giudiziarie e corridori ospedalieri. Un mondo fatto di figure vestite di nero, dai magistrati alle suore, schivando le critiche, gli attacchi e le insinuazioni sul suo conto. Non è un disfattista, il suo obbiettivo gli è sempre stato chiaro davanti ai suoi occhi, la voce di sua figlia gli è sempre rimbombata in testa sin dal giorno in cui anche l’ultimo illuminate interpellato ha spento la speranza in lui. Eluana non aveva possibilità di rivivere se non per intervento divino ma questo è da oltre 2000 anni che non accade e l’ultimo a beneficiarne fu un certo Lazzaro.

Così una frase detta dalla ragazza dopo una visita ad un suo amico in coma, nella quale disdegnò l’esistenza in quello stato, fu l’unico appiglio al quale quell’uomo potè aggrapparsi. Sapere che sua figlia non avrebbe voluto essere quella che negli ultimi 17 anni è stata lo ha spinto a battersi con le sue forze ed usando le uniche armi in suo possesso, il coraggio e la perseveranza, per far si che la volontà di Eluana venisse rispettata. Comincia in questo modo un lunghissimo percorso giudiziario per ottenere ragione davanti alla legge quando avrebbe potuto approfittare della pietà cristiana di qualche medico compiacente ed interrompere il calvario della figlia. Sarebbe stata la via più semplice ma anche la più torbida e non avrebbe riconosciuto un diritto che sia lui che Eluana pensavano sacrosanto ed inalienabile: il potere di poter disporre della propria vita.

Beppino Englaro segue la via della giustizia, del diritto, della legalità. Una vera odissea in uno stato come l’Italia, piena di tappe e peripezie che lo hanno portato ad esplorare le pieghe più oscure della legislazione italiana, piena di leggi “ad personam” e dai tempi biblici che lo ha visto vincente in ogni grado di giudizio. Alla fine la sua Itaca è arrivata, grazie anche alla negligenza politica che ha lasciato una lacuna normativa sulla determinazione personale al rifiuto delle cure. Questo buco gli ha permesso di poter ridare alla figlia la dignità che la malattia le aveva tolto e che Eluana aspettava da 17 lunghi anni.

Eppure in tutto questo tempo quante cose sono successe? Quante leggi sono state fatte, disfatte, abrogate e rifatte. Quante volte i governanti italiani si sono ritoccati lo stipendio in pieno accordo e quante battaglie ideologiche si sono combattute intorno ad un pugno di sabbia. In 17 anni, una decina di governi si sono avvicendati alla guida del paese ed a nessuno è mai venuto in mente che delle persone, gli aventi diritto al voto, soffrivano in situazioni come questa di Eluana mentre loro si trastullavano tra i seggi di un palazzo marcio.

Quanto è cambiato il mondo in questo tempo. 17 anni, tanti quanti ne sono passati dall’ultima volta che la Nazionale italiana di Calcio fu esclusa dalle fasi finali degli europei. Un ricordo lontanissimo per molti. Si giocavano in Svezia, era il 1992 e a vincerli, sorprendendo tutto il mondo calcistico, fu la Danimarca di Laudrup che sconfisse in finale una superfavorita Germania. 17 anni, tanti ce ne sono voluti per fare di un bambino appena nato, un’annoiato adolescente che a Trento, poco prima di Natale, fa sbronzare una ragazzina di tre anni più piccola durante una sgarrata di gruppo e poi, insieme ad altri due, ne approfitta sessualmente stuprandola più volte. 17 anni, il tempo che è passato da quando comprai il mio secondo motorino, una vespa 50, dopo che il primo lo distrussi in un incidente stradale ad appena tre mesi dal suo acquisto. Per fortuna fu solo il mezzo a pagare le conseguenze dello scontro con la macchina che sorpassò un camioncino della  nettezza urbana prima di travolgermi. Una vita intera si sviluppa in così tanti anni, ci si innamora, si ride, si piange, si fanno le cose di tutti i giorni come guidare per andare al lavoro oppure si possono fare dei viaggi che lasciano ricordi unici.

Per Eluana, invece, la vita in questi 17 anni non è cambiata per niente da quel 18 gennaio del 92. Era un sabato sera e come tanti altri sabati era uscita con i suoi amici, ci aveva mangiato insieme, ci aveva parlato, ci aveva riso come tante altre volte. A detta di tutti quelli che la conoscevano era una ragazza allegra, vitale e sempre sorridente che portava allegria a chi le era accanto. Le foto che ci rimangono di lei con le quali siamo stati bombardati in questi giorni lo dimostrano. Aveva quel bel sorriso ampio e quegli occhi luminosi che anche quella sera di 17 anni fa, passata in compagnia delle persone che le volevano bene e a cui lei voleva bene, sprizzavano l’essenza della vita in ogni direzione. Poi le serate finiscono, come tante altre serate e si torna tutti a casa.. Quella volta, però, dietro una curva il destino aveva in serbo un’amara sorpresa per lei e per chi le stava attorno. Forse fu una lastra di ghiaccio, forse una disattenzione o forse un’animale che le attraversò la strada a condannarla a quel beffardo futuro. Resta la sola certezza che la macchina impazzì e finì la propria corsa contro un albero. In quel istante finì la vita di Eluana, almeno quella fatta di emozioni, di sensazioni, di contatti, di parole, di profumi e di tante altre piccole cose delle quali si sente la mancanza solo quando non ci sono più.

Da quel giorno Eluana è in coma vegetativo e, se non fosse per dei tubicini che le partono dal naso per arrivare direttamente allo stomaco per idratarla e dandole sostanze nutritive per tenere in moto al minimo il suo motore biologico, sarebbe già morta da tempo. Se non fosse stata intubata la ragazza avrebbe fatto la fine di un albero sradicato, costretto a seccarsi ed interrompere il proprio ciclo biologico naturalmente.  Ma se crescere, respirare anidride carbonica ed espirare ossigeno è vita per una pianta, lo può essere ugualmente per un essere umano? Una persona abituata a muoversi, a vedere, ascoltare e toccare il mondo si può considerare viva se costretta in un letto di ospedale? Rigirata ogni due ore, alzata a forza e sistemata su di una sedia dallo schienale reclinabile per non correre il rischio che potesse cadere in avanti. Senza la possibilità di sentire le carezze amorevoli dei genitori, o, peggio ancora, senza potere a queste rispondere in alcun modo? E’ vivere essere imprigionati in un mondo senza rumori, senza luce e senza nessuna sensazione che possa muovere l’anima?

Già, l’anima, che nella migliore delle ipotesi ha già lasciato il quel corpo 17 anni fa, rendendo del tutto privo di significato quel corpo accanitamente lasciato vivere, anzi, sopravvive, contro ogni volere. Ma se anche fosse vera la credenza che l’essenza di una persona lascia il suo corpo solo quando questo è morto, cosa ha provato Eluana in questi interminabili 17 anni? Se avesse avuto percezione del mondo, quale immane tortura l’ha martoriata in tutto questo tempo? Subire il mondo passivamente senza alcun potere. Tagliata fuori da ogni tipo di comunicazione con ciò che la circonda. Anche se avesse potuto sognare sarebbe stata impossibilitata a raccontare i suoi sogni al padre o alla madre. Vivere una vita del genere è meglio di morire? Una condizione di non-vita che è durata oltre 17 anni, 204 mesi, circa 6200 giorni a loro volta formati da quasi 149000 ore che per Eluana sono passati lenti e lunghi come possono essere 8935000 secondi.

Una situazione da incubo per chi le è accanto, visto che chi la vive non ha la coscienza di rendersene conto di quello che le sta capitando. Una condizione inesistente in natura, dove esiste solo la vita o la morte. Ora fortunatamente tutto questo tormento è finito per Eluana, ora anche il suo corpo si è spento. Ci sono voluti soltanto quattro giorni da quando la terapia di alimentazione forzata è stata interrotta mentre le previsioni parlavano di almeno 6 o 7 giorni come minimo. Aveva fretta Eluana di andarsene definitivamente, di andarsene proprio nel giorno in cui i politicanti iniziavano a decidere di evitarle quella “fine ignobile” che per lei è stata una liberazione. Dopo anni passati a subire il volere altrui, per la prima Eluana ha potuto tornare ad essere viva e non è un paradosso che questo sia accaduto proprio mentre stava morendo. Il paradosso è durato 17 anni ed è colpa di chi a lasciato che questa situazione potesse protrarsi così a lungo perdendo tempo in discussioni inutili e dannosi come certi rappresentanti del popolo.

Questa sera un padre perde una figlia e vuole restare solo. Dovrà mettere ordine tra le sue emozioni. Ha avuto la sfortuna di perdere la sua creatura per la seconda volta ed il vuoto che si sentirà dentro è inimmaginabile. Eppure a rendere meno amara questa sera ci sarà il pensiero che dopo tanto tempo la volontà di sua figlia è stata fatta. Ha la speranza che Eluana ora è tornata a sorridere da qualche altra parte del firmamento dopo aver vissuto in terra l’inferno. Io ho la sicurezza, ed è un augurio carissimo, che quando si ricongiungeranno nello spazio metafisico dove sono ospitate le anime dei morti, Beppino Englaro si sentirà dire “Grazie Papà”. E di meglio non potrebbe desiderare.

Intervista tratta da “Che tempo che fa” il 11/01/2009

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