Pap77’s Blog
Non un Diario, bensì un Best-iario dei miei pensieri…

Chiagni e futti (Montanelli dixit)

Seduta in terra, con il viso lercio e i capelli unti. Tra le braccia la sua figlioletta malata, dalla faccia smunta dall’affanno e le vesti consumate dell’uso. Ai suoi piedi un pezzo di cartone in cui c’è scritto a mano, e con una pessima ortografia, una supplica per i passanti. Il piattino per le offerte con dentro poche monete chiudono il quadretto.

obamaberlusconi1

Questa è l’impressione che mi ha fatto l’Italia al G8 dell’Aquila. Una location discutibile che però ha portato i suoi frutti. Soprattutto in un momento di crisi economica come questo. Il Governo Berlusconi ha fatto fin troppo bene i suoi calcoli, ed “accendere i riflettori” sulla città dell’Aquila è stata l’idea geniale per impietosire gli animi.

Nonostante si siano rifiutati alla vigilia del terremoto gli aiuti promessi dagli stati esteri, sarebbe stata un dichiarazione di impotenza che avrebbe umiliato il Governo, i “Grandi” del mondo sono stati portati sui luoghi colpiti dal sisma per poi battere cassa. Messi faccia a faccia con la devastazione del terremoto, si è voluto puntare sulla commiserazione dei Capi di Governo dei paesi più ricchi e sull’opportunità data loro di fare bella figura dinnanzi all’opinione pubblica mondiale. La Cancelliere tedesca Merckel, addirittura, è stata portata ad Onna, dove fu compiuta una strage nazista, per calcare ancora la mano sulla pietà e sul senso di colpa del popolo tedesco.

Così ognuno dei partecipanti al “giro turistico” dei ruderi creati dal terremoto del 6 Aprile, hanno promesso e si sono impegnati a devolvere fondi per la ricostruzione dell’Aquila e per i paesi più colpiti. Da alcuni è stata definita come una “lista di nozze”, con il Primo Ministro italiano a fare da commesso di lusso. Berlusconi ha accompagnato gli interessati lungo il “negozio della beneficenza”, mostrando i pezzi pregiati sugli scaffali e consigliando a questo o quel Capo di Stato quale sarebbe stato l’articolo che avrebbe portato più lustro alla propria nazione.

Così, dopo tre gironi “impeccabilmente organizzati” e senza una stonatura, si possono fare i conti di quanto è costato questo vertice G8 ma soprattutto del ritorno economico che ha prodotto. Solo facendo questi conti si può capire come mai l’Italia non ha deciso di passare il turno e far organizzare tutto da un’altra nazione. Ma soprattutto del perchè il vertice sia stato dirottato dall’isola della Maddalena alla città dell’Aquila.

Fonti governative, presa la decisione del trasferimento del summit, sbandieravano il risparmio nell’organizzazione dell’evento che avrebbe ridotto i costi della metà. Da circa 400 milioni euro, si è passati così ai 200 milioni stimati. Sempre gli stessi portavoce del Governo, inoltre, non avevano perso occasione di ricordare ai cittadini che i soldi spesi per gli alloggi delle delegazione, sarebbero poi stati indirettamente utilizzati per gli sfollati. Così, dopo oltre tre mesi, gli aquilani che sono in tenda, avranno la possibilità di andare ad occupare gli oltre 1.000 appartamenti attrezzati per il G8.

Un operazione di marketing senza precedenti. Dal Governo è stata presa al balzo la palla che ha trasformato la tragedia in una fonte di guadagno a 360 gradi. Non solo economicamente il terremoto sembra portare qualche vantaggio. Anche la popolarità dell’esecutivo, indirizzata magistralmente da alcuni organi di stampa e appoggiati indirettamente anche da quelli avversi che con le loro dure critiche fortificano ancora di più le certezze filo governative ha chi già vedeva di buon occhio questo Governo.

Più che un caimano, uno sciacallo. Che si aggira tra le macerie e raccatta tutto quello che è possibile portare via. Sotto gli occhi inermi di chi fino a pochi mesi fa, quelle case le abitava.

Dopo tre giorni, e due notti, in cui l’Aquila è stata suo malgrado in vetrina su tutti gli schermi del mondo, si possono fare i conti di quanto vale al chilo la disperazione e la sofferenza delle persone.

La “Lista di Nozze” raccoglieva circa 45 tra monumenti e chiese che sono stati offerti ai vari leader del mondo industrializzato. Per la ricostruzione e la ristrutturazione di questi, il costo stimato è di circa 300 milioni di euro. Molte sono state le nazioni che hanno aderito all’adozione di massa e si parla in via ufficiosa di circa 90 milioni di euro promessi. Dal Giappone alla Francia, Dal Canada alla Russia, Dalla Germania agli Stati Uniti si sono impegnati a dare un aiuto concreto per la ricostruzione dell’Abruzzo martoriato.

Ora si dovrà soltanto aspettare quando questi soldi arriveranno e poi che strade prenderanno per dirigersi verso la popolazione abruzzese. Durante il G8 si è parlato tanto di aiuti verso l’Africa e di come questi siano andati smarriti in passato. E’ stata accettata da tutti l’idea che nel passato troppi di questi aiuti, versati direttamente agli Stati Africani, non arrivassero agli abitanti del continente ma si fermassero in conti svizzeri di proprietà di alti funzionari statali. L’ombra che gli aiuti dell’AID Africa, il mega concerto tenuto alla fine degli anni ’80 in tutto il mondo, fossero finiti per finanziare gruppi armati vicino a Governi reazionari piuttosto che usati per campagne e programmi contro la fame e le malattie.

Visto che negli uomini le differenze sono solo fisiche, le dinamiche che muovono gli animi sono uguali in tutto il globo, si dovrà fare attenzione che il denaro donato dagli Stati Esteri amici arrivi veramente fino in Abruzzo. Totalmente e senza l’assenza di nemmeno un centesimo. Il rischio, essendo in Italia, è molo, troppo alto per non essere preso in considerazione.

Per questo motivo sarebbe meglio che quei finanziamenti non venissero versati allo Stato Italiano. Quel denaro non può essere gestito dal Governo che, di qualunque colore sia è sempre troppo ghiotto di banconote fresche, potrebbe non riuscire a trattenersi. Speriamo che le ricostruzioni siano gestite ed organizzate direttamente dai loro finanziatori. Nemmeno le imprese italiane dovrebbero prendere parte alla ricostruzione, per non farla trasformare in uno dei tanti banchetti che si servono nel ristorante Italia. Se queste magnanime Nazioni vogliono fare del bene, allora potrebbero assumere direttamente manodopera locale. Questo si che sarebbe un’ulteriore buona azione.

Ora si attendono solo i termini fissati dalle promesse. Ma se è vero che i “Grandi 8” sono alquanto generosi quando si tratta di buoni propositi, è vero anche che non lo sono altrettanto quando si tratta di mettere mano al portafogli. Si vedrà nel futuro cosa succederà. Conoscendo discretamente chi ci governa, non stupiamoci se fra qualche tempo sentiremo, magari in un momento di crisi diplomatica, il nostro Premier rinfacciare a qualcuno una promessa non mantenuta. Ne è il tipo. Il tipo di persone che non mantiene le promesse ma che esige il contrario quando è lui il beneficiario.

Oppure questi impegni non sono altro che operazioni di salvaguardia politica. Promesse che devono essere fatte, che la gente ascolta e che quando non verranno mantenute qualcuno di chi ci governa potrà usarle come scudo ai suoi insuccessi. Incolpando qualcun altro e non la propria incapacità. Non sarebbe la prima volta e probabilmente nemmeno l’ultima.

Annunci

Nessuna Risposta to “Chiagni e futti (Montanelli dixit)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: