Pap77’s Blog
Non un Diario, bensì un Best-iario dei miei pensieri…

Feb
02

ferristrengaLa squadra di Amadori dilaga in trasferta (4-1) nel derby e conquista il secondo posto.

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Gen
26

Parole che andrebbero ascoltate ogni mattina e dovrebbero essere ascoltate da tutti. Escono dalla bocca di Silvano Agosti durante un’intervista allo scrittore/registra di Fabio Volo. Continuando, riporto il testo completo del video. Leggi il seguito di questo post »

Gen
25

La squadra di Amadori batte il Lunano con un gol dell’attaccante. Gregori para un rigore sul 1-0

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Gen
24

Incontro/dibattito con Renato Curcio al centro sociale Oltrefrontiera di Pesaro tenutosi il 17/01/2009, appuntamento di una serie di incontri sul tema della immigrazione. Per la presentazione del suo ultimo libro “I Dannati del Lavoro”, ex teologo delle Brigate Rosse racconta come nasce e si svolge la sua ricerca nel mondo del lavoro parlando proprio di migranti e clandestini.

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Audio della conferenza Ascolta (oppure tasto destro per download) 58m – 13mb

Il dibattito a seguire Ascolta (oppure tasto destro per download) 59m – 14mb

Il video è disponibile all’indirizzo http://vimeo.com/2907845 a cura di extravideo.org

Gen
22

Gentile lettore, mi chiamo R.D., faccio cronaca giudiziaria da vent’anni alla redazione di Pesaro de il Resto del Carlino ed ho seguito sabato scorso l’arrivo di Renato Curcio nel centro sociale di via Leoncavallo. Ho parlato con l’ex capo delle Br mentre stava vendendo con molta umiltà dei libri. Ho chiesto di poter fargli alcune domande. Mi ha risposto cortesemente ma a patto che non parlassimo del suo passato. Solo attualità. Nulla da obiettare. Commentando il suo essere un a tempo pieno malgrado i suoi capelli bianchi, Curcio con molta naturalezza ha spiegato che a 67 anni è cento giorni all’anno per la cooperativa Sensibili alle Foglie a vendere libri in giro per l’Italia perché non ha diritto ad una pensione. L’Inps non gli riconosce i contributi versati per il lavoro svolto durante la carcerazione e non gli riconosce il sussidio di povertà (la pensione sociale) perché ha una moglie con un reddito. Ha detto questo a quattro o cinque giornalisti presenti, oltre a Falcioni del centro sociale. Lo ha detto per farlo sapere e non sottoforma di confidenza. Il Carlino lo ha scritto perché Curcio non è un passante, un qualcuno che ciò che dice può non interessare la stragrande maggioranza dei lettori. Tutto quello che fa interessa, anche se i punti di vista di chi ascolta le sue opinioni possono essere mille. Aver riportato semplicemente le sue parole, lo ritiene un gesto denigratorio? Abbiamo gettato fango sulle vittime del terrorismo? Pensa che una persona col passato di Curcio non debba aver la di accennare a pensioni, stipendi, carovita che possano riguardarlo direttamente? Che il suo passato lo inchiodi sempre a quell’alea che ci viene facile immaginare, oppure lo spinga a volare perennemente alto o di lato senza guardare negli occhi la vita vera delle persone, compresa la propria? Poi lei ci accusa di non aver scritto alcunché sulla conferenza di Curcio. E’ vero, verissimo. Ma le chiedo se riconosce ad un giornale il diritto di scegliere di ciò occuparsi. Un libro sull’emigrazione, anzi una ricerca sociologica, non era né nuova né proponeva scenari inediti. Annunciata la conferenza e il tema di essa, con il tipo di ospite invitato, abbiamo ritenuto che fosse poi interesse dei lettori approfondire o meno quell’argomento partecipando all’incontro. Come ha fatto lei. Quel giorno a Pesaro c’erano cinque diversi appuntamenti di presentazioni di libri e non li abbiamo raccontati ma solo annunciati. Penso che la conferenza di via Leoncavallo, se non ci fosse stato Renato Curcio e dunque ciò che la sua storia ha significato, probabilmente avrebbe attirato meno persone ma posso anche sbagliarmi. Questa è la cronaca di quel pomeriggio. Noi per primi, dovremmo fare lo sforzo di non cercare sempre seconde letture di ciò che ci scorre sotto gli occhi. Riconosco che è più avvincente cercarle, ma quasi mai sono vere. Con stima, ad un lettore che è giusto avere.

Gen
20

Dopo aver letto su Il Resto del Carlino il resoconto fatto sulla conferenza tenuta da Renato Curcio il 17/01/2009 al centro sociale Oltrefrontiera, mi sono sentito in dovere di esprimere il mio disappunto, soprattutto dopo che la notizia è stata riportata e fraintesa da altre testate giornalistiche nazionali. Continuando la lettura si possono trovare la mail scritta alla redazione pesarese de Il Resto del Carlino e i link agli articoli delle altre testate giornalistiche.
Classico caso di Strumentalizzazione… Leggi il seguito di questo post »

Gen
16

  Tratta da Panoramio.com  

“…another brick in the wall”, cantavano i Pink Floyd nella celebre canzone. Il gruppo inglese faceva riferimento a un muro ideologico fatto di mattoni d’odio che rendeva sempre più lontane e diffidenti tra di loro le persone. O almeno io ho inteso così questa canzone immortale, The Wall, che rappresenta un concetto universale applicabile praticamente ad ogni incomprensione umana, se ci si pensa. Di muri trasparenti, impalpabili e metafisici ma invaricabili ce ne sono un’infinità in giro per il mondo, costruiti da piccolli mattoni che rappresentano singole azioni di chi ha un certo potere su di un vasto numero di individui che quelle decisioni le subiscono. Proprio di uno di questi muri invisibili vorrei parlare in queste righe, senza tirare in ballo cissà che alti valori morali o sociali ma è sempre un vallo che qualcuno ha tirato su per noi e del quale non si sentiva la mancanza. Questo muro, le cui fondamenta sono ben salde nel terreno della storia, è stato sempre più alzato con il passare degli anni da chi ha potuto, o voluto, decidere a discapito dell’interesse comune. E non è troppo lontano da chi abita, lavora, villeggia o comunque bazziga a Pesaro. Un bastione possente, tenuto insieme da una malta fatta di ignoranza ed indifferenza, circonda e stringe sempre di più la città soffocando le voci che cercano di arrivare fievoli da un passato lontano ed irrecuperabile. Ultimo mattone messo in posa, pesantissimo perchè ormai è uno degli ultimi a disposizione dei manovali all’opera nel grande cantiere di smaltimento storico, è cosa di pochi giorni fa. Un azione di impareggiabile stoltezza da parte dell’amministrazione comunale che nei due mandati a disposizione è stata fin troppo attiva nel degradare le testimonianza storiche  là dove il tempo non è riuscito ad arrivare.

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Gen
02

Per l’ultim dl’ann, ha decis l’amministrazion,
s’è organized un gran veglion in tla piazza
per fe festa tott’insiem a salutè del duemilaenov el prem dì.

Ma la festa è steda rovinata da n’attented ai organ d’informazion,
sembreria che un maruchein de n’altra razza
abbia tired un petard ad un ch’el feva le fotografì.

Ancora an se capid se s’è trateva de un terrorista internazional
o d’un che de ste in posa s’era rot le pal,

se sa sol che la foto è nuda mossa
e l’urecchia totta rossa.

Dic
17

Sono seduto su d’una collina

Le gambe incrociate,

Lo sguardo ambizioso

rotaglia il metallo sopra i binari.


Lo vedo strisciare sulla pianura,

poi tu sfuggente dal finestrino

un viso raccolto

Tra gli altri del treno.


Passi vicino,

Sei comunque lotana,

mai abbastanza,

Sei sempre di troppo.


Resti presente sul fondo degl’occhi

Come se vederti

Ti avesse fermata sul posto

Ed estratta dal moto terrestre.


Solo illusione, solo, più in alto

Il freddo è strazziante

Per il povero lebbroso

Che il nostro amore è diventato.


Così claudicante e stretto tra gli stracci

Si porta stancamente avanti

Evitando di seminare i pezzi sfaldati

Che contagierebbero la montagna.


Sento scivolarmi addosso

La decomposizione dei miei sogni,

Unti di lacrime e sputi

Mi spirano languidi ai piedi.


Ma il cielo piange con me

E il fluido che sale le pendici

Mi porta in riva al mare

A vomitare la sabbia che mi batte nel cuore.


Sono seduto sopra uno scoglio

Le gambe incrociate,

Lo sguardo stravolto,

Mi culla il respiro del senso d’angoscia.

Dic
16

Resta ancora seduta sulla mia bara,

Tra poco il becchino mi seppellirà

E per sempre io te saremo divisi.


Non ridere, ti prego

Sono già morto ma acora fai male

E vedere il tuo ghigno mi soffoca il cuore.


Accarezzami ora la testa

Che mai lo facesti quando potesti

Lasciandomi al tuo fianco solo sognarlo.


Bacia le mie labbra ormai gelide,

Così sentirò calde le tue almeno una volta

E la mia nuova vita vibrerà di passione.


Invece stai lì, ti tocchi e sgrilletti

Per farmi vedere cos’é un tuo orgasmo

Come vendetta per averti lasciato sola.